La vomitudine

“La vomitudine”

Questa rubrica si propone un analisi critica della realtà a noi più vicina, quella a dimensione di studente, di metropoli, casa o cittadina. E’ la realtà del nostro mondo, quel palcoscenico pre-fabbricato sul quale svogliatamente ci svegliamo ogni mattina, e sul quale ci accasciamo svenati di significati la sera, quando la notte cala, sipario su una commedia futile, sudario su un’esistenza inutile. Tale rubricozzola non fornisce verità sostitutive, religioni alternative, ma vuol offrire riflessioni semplici e personali, libere da ogni preconcetto sul panorama sociale contemporaneo. E vuole lanciare impulsi, pungenti come spilli, per scuotere dalla pigrezza mentale e riprendere le redini della nostra giovane mente, ahinoi spesso domata.
Ogni volta sarà trattata una tematica in modo forzatamente inesauriente, per motivi di spazio, ma potendo offrire solo spunti, chiunque è libero di interessarsi e approfondire .
Ogni meditazione nasce da un acuto senso di conato nei confronti di tutto ciò del reale che sa di falso e di banale. Per tal motivo giustificate la grossolanità del titolo, quanto mai appropriato per un mondo che colpisce allo stomaco.

IL DELITTO PERFETTO: QUANDO LA TELEVISIONE è PEGGIO DELLA PORNOGRAFIA
La dimensione di vita, il mondo già formato, strutturato e complesso in cui ci siamo inseriti è efficiente, pratico e comodo; in questo tessuto sociale in cui tutti i bisogni fondamentali e di sicurezza sono soddisfatti e la cultura basilare è assicurata, basta avere un poco di denaro, lo strumento economico utilizzato come mezzo di scambio e riserva di valore, per procurarsi il necessario per sopravvivere, con un lavoro stabile, cioè un attività produttiva con cui si occupa il prorio tempo e da cui si trae un vantaggio economico, per aggiungere al necessario oggetti, comfort e divertissement.
Oggi, nel XXI secolo il progresso tecnico ed economico ci ha portato nel cuore dell’era del benessere. Garantita la nostra sopravvivenza e soddisfatti i bisogni primari, possiamo cercare gratificazione e senso alla nostra vita nell’amore, nei viaggi, nella relizzazione della propria carriera lavorativa, nella ricchezza economica, inseguendo lo spettro della felicità, lo stato di benessere supremo che accompagna la gioia dei sensi a quella dell’intelletto.
La vita dei nostri giorni è immensamente più facilitata e confortevole di quella di sessant’anni fa, grazie al trionfo della tecnica o tecnologia (parola che viene erroneamente fatta rimare con Progresso), il settore di ricerca specialistica che sviluppa macchine partendo dai principi della scienza.
Negli anni dell’ asservimento sofisticato ad una tecnologia integrale, nelle mansioni più umili e faticose ci sostituiscono le macchine, frutto dell’ultimo stadio del progresso da cui siamo serviti e allo stesso tempo asserviti. Fra quelle di utilizzo domestico ve né una che transcende la dimensione della casa e funge da medium fra il mondo e l’individuo:è la televisione.

La TV è l’epicentro di un fenomeno di cultura mediatica che suscita epidemica banalità e lo spegnimento del pensiero. In questo monolito nero, si nasconde un intero universo, un mondo a sé stante che ha l’arrogante pretesa di coincidere con quello reale. La tv è la plasmatrice di una civiltà dell’immagine in cui sotto l’accattivante apparenza si nasconde il marcio, l’orrore, il nulla. Questa scatola nera immancabilmente presente nella casa di ogni consumatore, fin dalla sua nascita si è fatta araldo dell’informazione, tentando di concentrare tutto quello che c’è da saper sul mondo (o meglio quello che fa notizia e finchè fa notizia) nello spazio angusto di trenta minuti di trasmissione. Una presenza assillante come quella della tv nelle nostre case, che abbaia anche durante i pasti o che ci tiene incollati alla sedia, illudendoci che il mondo sia lì e non al di fuori del focolare domestico ( si parla di illusione mediatica del reale in diretta), ha come conseguenza inevitabile la psico-apatia, cioè l’incapacità di emozionarsi e di stupirsi, perché tutto è già visto, dunque non c’è più nulla da vedere. La creazione di una barriera tra noi e il mondo che ci circonda è una necessità che ci si pone, dal momento che è impossibile sopportare emotivamente il bombordamento mediatico continuo e massiccio.
Dunque guardando il TG quotidiano, di fronte alla notizia di cronaca nera o quella di cronaca rosa abbiamo la stessa reazione: l’indifferenza, se stiamo mangiando, continuamo a mangiare.

Abitualmente, nel nostro universo mediatico, l’immagine sta al posto dell’evento. L’immagine si sostituisce all’evento, e il consumo dell’immagine esaurisce l’evento per procura. Questa visibilità sostitutiva è la strategia stessa dell’informazione, cioè, in realtà, il proseguimento dell’assenza di informazione con tutti i mezzi. Proprio come la guerra attuale è il proseguimento dell’assenza di politica con altri mezzi. Così la guerra in Iraq non è una guerra , ma è quel che ce ne dicono i media, non è più neanche informazione.
Grazie alla televisione si coglie tutto il mondo in contemporanea, ma in realtà più la tecnologia mi da informazioni, meno io sono in grado di assimilarle. Abbiamo bisogno di ri-emozionarci attraverso lo scarto della metafora; il prezzo è perdere il contatto con la realtà e con il reale significato delle cose, sostituito da quello tecnico, artificioso.

Il telegiornale è più osceno della pornografia perché viene preso come fonte di verità.
La pornografia distrugge la sacralità dell’atto della seduzione, composto da affetto, desiderio, aspettativa, attrazione, gioco. Tutto è svelato: quindi dal mistero del piacere di amare si passa alla banalità dell’atto meccanico, svuotato dei suoi significati, e dei sentimenti che aveva per ognuno.
Lo stesso processo avviene quando attraverso la televisione tutto è mostrato.
Dalle cose più banali a quelle più serie, il mondo è sintetizzato in un servizio di pochi minuti che viene poi sparato ad elevatissima velocità, seguito poi immediatamente da un altro, e da un altro ancora. Questa ripetizione, questa manipolazione, questa sistematicità non solo pongono tutte le notizie su uno stesso livello (l’atto di sangue compiuto da un fanatico è accostato al servizio sull’obesità in Europa), ma impedisce allo spettatore di afferrare il concetto della stessa informazione a causa della sua velocità e spietatezza.
Ci ritroviamo così a osservare un susseguirsi di immagini, senza curarci di cosa in realtà contengano, senza curarci dei loro significati. I gesti, gli atti, le parole, i simboli sono persi e allora la morte di una persona passa inosservata come la nascita di un’altra. Tutto ciò è di una tristezza immensa, l’uomo scompare mentre il valore della sua esistenza è ridotto a qualcosa che si può vendere e comprare: una notizia.

Si arriva a un punto limite in cui la mia stessa esistenza mi è indifferente, perché non ho più filtro di giudizio, allora si può dire che si sia compiuto il delitto perfetto.
La tv purtroppo riveste oggi anche una funzione pseudo-educatrice e si sostituisce alla balia, e al compagno di giochi; è diventata una sorte di genitore collettivo.
Mi sono dilungato sul ruolo sociale della televisione, principale collegamento fra noi e il mondo, perché a mio parere è lì che ha origine il degrado psicologico e culturale della nostra società. La tv, essendo quotidianamente utilizzata dalla pressochè totalità della popolazione occidentale influenza inconsapevolmente idee ed abitudini del telespettatore inserendo furtivamente nella sua mente un metro di guidizio, una visione della realtà che non è frutto della sua personale valutazione ma di una cultura mediatica e artificiale. Strumento di informazione e di svago degenerato, la televisione è promotrice di un’alienazione collettiva che annichilisce la capacità di elaborare una propria valutazione critica della realtà. Contaminata dalle leggi del mercato, è diventa un sottile strumento di controllo economico (es:il bombardamento pubblicitario che esorta il consumatore a inserirsi nel circuito chiuso del desidero-acquisto-consumo. ), politico (es: lo stesso TG, che dovrebbe essere per definizione neutro e imparziale, a seconda dei canali si tinge di questa o quella tinta politica) e culturale (ad es: detta mode e tendenze); è l’allevatrice della polvere.
Concludendo, la tv è lo specchio deformante di una realtà deformata, e in quanto tale distorce e riflette tutti i vizi della nostra società, dunque il suo utilizzo va distillato in dosi omeopatiche, se si vuole mantere la propria originalità e indipendenza da questo perverso e tecnologico burattinaio, padrone della nostra epoca. Per una volta cerchiamo una risposta che sia nostra e libera da ogni preconcetto figlio di questa civiltà capitalista, mediatica e consumista perché le risposte uno se le deve dare da sé, su misura, cercar risposte dagli altri è come calzarsi al piede una scarpa d’altri, quelle degli altri sono scarpe scomode.

F.T.

Se ti interessa una lucida critica dell’attualità e della civiltà mediatica leggi:“Patafisica e arte del vedere”


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