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		<title>Caino</title>
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		<title>La vomitudine</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 09:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nerocaino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La vomitudine&#8221; Questa rubrica si propone un analisi critica della realtà a noi più vicina, quella a dimensione di studente, di metropoli, casa o cittadina. E’ la realtà del nostro mondo, quel palcoscenico pre-fabbricato sul quale svogliatamente ci svegliamo ogni mattina, e sul quale ci accasciamo svenati di significati la sera, quando la notte cala, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nerocaino.wordpress.com&amp;blog=4197617&amp;post=6&amp;subd=nerocaino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://nerocaino.blogspot.com/2008/05/la-vomitudine.html">&#8220;La vomitudine&#8221;</a></h3>
<div class="post-body entry-content">
<div>
<em>Questa rubrica si propone un analisi critica della realtà a noi più vicina, quella a dimensione di studente, di metropoli, casa o cittadina. E’ la realtà del nostro mondo, quel palcoscenico pre-fabbricato sul quale svogliatamente ci svegliamo ogni mattina, e sul quale ci accasciamo svenati di significati la sera, quando la notte cala, sipario su una commedia futile, sudario su un’esistenza inutile. Tale rubricozzola non fornisce verità sostitutive, religioni alternative, ma vuol offrire riflessioni semplici e personali, libere da ogni preconcetto sul panorama sociale contemporaneo. E vuole lanciare impulsi, pungenti come spilli, per scuotere dalla pigrezza mentale e riprendere le redini della nostra giovane mente, ahinoi spesso domata.<br />
Ogni volta sarà trattata una tematica in modo forzatamente inesauriente, per motivi di spazio, ma potendo offrire solo spunti, chiunque è libero di interessarsi e approfondire .<br />
Ogni meditazione nasce da un acuto senso di conato nei confronti di tutto ciò del reale che sa di falso e di banale. Per tal motivo giustificate la grossolanità del titolo, quanto mai appropriato per un mondo che colpisce allo stomaco.<br />
</em><br />
<strong>IL DELITTO PERFETTO: QUANDO LA TELEVISIONE è PEGGIO DELLA PORNOGRAFIA</strong><br />
La dimensione di vita, il mondo già formato, strutturato e complesso in cui ci siamo inseriti è efficiente, pratico e comodo; in questo tessuto sociale in cui tutti i bisogni fondamentali e di sicurezza sono soddisfatti e la cultura basilare è assicurata, basta avere un poco di denaro, lo strumento economico utilizzato come mezzo di scambio e riserva di valore, per procurarsi il necessario per sopravvivere, con un lavoro stabile, cioè un attività produttiva con cui si occupa il prorio tempo e da cui si trae un vantaggio economico, per aggiungere al necessario oggetti, comfort e divertissement.<br />
Oggi, nel XXI secolo il progresso tecnico ed economico ci ha portato nel cuore dell’era del benessere. Garantita la nostra sopravvivenza e soddisfatti i bisogni primari, possiamo cercare gratificazione e senso alla nostra vita nell’amore, nei viaggi, nella relizzazione della propria carriera lavorativa, nella ricchezza economica, inseguendo lo spettro della felicità, lo stato di benessere supremo che accompagna la gioia dei sensi a quella dell’intelletto.<br />
La vita dei nostri giorni è immensamente più facilitata e confortevole di quella di sessant’anni fa, grazie al trionfo della tecnica o tecnologia (parola che viene erroneamente fatta rimare con Progresso), il settore di ricerca specialistica che sviluppa macchine partendo dai principi della scienza.<br />
Negli anni dell’ asservimento sofisticato ad una tecnologia integrale, nelle mansioni più umili e faticose ci sostituiscono le macchine, frutto dell’ultimo stadio del progresso da cui siamo serviti e allo stesso tempo asserviti. Fra quelle di utilizzo domestico ve né una che transcende la dimensione della casa e funge da medium fra il mondo e l’individuo:è la televisione.</p>
<p>La TV è l’epicentro di un fenomeno di cultura mediatica che suscita epidemica banalità e lo spegnimento del pensiero. In questo monolito nero, si nasconde un intero universo, un mondo a sé stante che ha l’arrogante pretesa di coincidere con quello reale. La tv è la plasmatrice di una civiltà dell’immagine in cui sotto l’accattivante apparenza si nasconde il marcio, l’orrore, il nulla. Questa scatola nera immancabilmente presente nella casa di ogni consumatore, fin dalla sua nascita si è fatta araldo dell’informazione, tentando di concentrare tutto quello che c’è da saper sul mondo (o meglio quello che fa notizia e finchè fa notizia) nello spazio angusto di trenta minuti di trasmissione. Una presenza assillante come quella della tv nelle nostre case, che abbaia anche durante i pasti o che ci tiene incollati alla sedia, illudendoci che il mondo sia lì e non al di fuori del focolare domestico ( si parla di illusione mediatica del reale in diretta), ha come conseguenza inevitabile la psico-apatia, cioè l’incapacità di emozionarsi e di stupirsi, perché tutto è già visto, dunque non c’è più nulla da vedere. La creazione di una barriera tra noi e il mondo che ci circonda è una necessità che ci si pone, dal momento che è impossibile sopportare emotivamente il bombordamento mediatico continuo e massiccio.<br />
Dunque guardando il TG quotidiano, di fronte alla notizia di cronaca nera o quella di cronaca rosa abbiamo la stessa reazione: l’indifferenza, se stiamo mangiando, continuamo a mangiare.</p>
<p>Abitualmente, nel nostro universo mediatico, l’immagine sta al posto dell’evento. L’immagine si sostituisce all’evento, e il consumo dell’immagine esaurisce l’evento per procura. Questa visibilità sostitutiva è la strategia stessa dell’informazione, cioè, in realtà, il proseguimento dell’assenza di informazione con tutti i mezzi. Proprio come la guerra attuale è il proseguimento dell’assenza di politica con altri mezzi. Così la guerra in Iraq non è una guerra , ma è quel che ce ne dicono i media, non è più neanche informazione.<br />
Grazie alla televisione si coglie tutto il mondo in contemporanea, ma in realtà più la tecnologia mi da informazioni, meno io sono in grado di assimilarle. Abbiamo bisogno di ri-emozionarci attraverso lo scarto della metafora; il prezzo è perdere il contatto con la realtà e con il reale significato delle cose, sostituito da quello tecnico, artificioso.</p>
<p>Il telegiornale è più osceno della pornografia perché viene preso come fonte di verità.<br />
La pornografia distrugge la sacralità dell’atto della seduzione, composto da affetto, desiderio, aspettativa, attrazione, gioco. Tutto è svelato: quindi dal mistero del piacere di amare si passa alla banalità dell’atto meccanico, svuotato dei suoi significati, e dei sentimenti che aveva per ognuno.<br />
Lo stesso processo avviene quando attraverso la televisione tutto è mostrato.<br />
Dalle cose più banali a quelle più serie, il mondo è sintetizzato in un servizio di pochi minuti che viene poi sparato ad elevatissima velocità, seguito poi immediatamente da un altro, e da un altro ancora. Questa ripetizione, questa manipolazione, questa sistematicità non solo pongono tutte le notizie su uno stesso livello (l’atto di sangue compiuto da un fanatico è accostato al servizio sull’obesità in Europa), ma impedisce allo spettatore di afferrare il concetto della stessa informazione a causa della sua velocità e spietatezza.<br />
Ci ritroviamo così a osservare un susseguirsi di immagini, senza curarci di cosa in realtà contengano, senza curarci dei loro significati. I gesti, gli atti, le parole, i simboli sono persi e allora la morte di una persona passa inosservata come la nascita di un’altra. Tutto ciò è di una tristezza immensa, l’uomo scompare mentre il valore della sua esistenza è ridotto a qualcosa che si può vendere e comprare: una notizia.</p></div>
<div>Si arriva a un punto limite in cui la mia stessa esistenza mi è indifferente, perché non ho più filtro di giudizio, allora si può dire che si sia compiuto il delitto perfetto.<br />
La tv purtroppo riveste oggi anche una funzione pseudo-educatrice e si sostituisce alla balia, e al compagno di giochi; è diventata una sorte di genitore collettivo.<br />
Mi sono dilungato sul ruolo sociale della televisione, principale collegamento fra noi e il mondo, perché a mio parere è lì che ha origine il degrado psicologico e culturale della nostra società. La tv, essendo quotidianamente utilizzata dalla pressochè totalità della popolazione occidentale influenza inconsapevolmente idee ed abitudini del telespettatore inserendo furtivamente nella sua mente un metro di guidizio, una visione della realtà che non è frutto della sua personale valutazione ma di una cultura mediatica e artificiale. Strumento di informazione e di svago degenerato, la televisione è promotrice di un’alienazione collettiva che annichilisce la capacità di elaborare una propria valutazione critica della realtà. Contaminata dalle leggi del mercato, è diventa un sottile strumento di controllo economico (es:il bombardamento pubblicitario che esorta il consumatore a inserirsi nel circuito chiuso del desidero-acquisto-consumo. ), politico (es: lo stesso TG, che dovrebbe essere per definizione neutro e imparziale, a seconda dei canali si tinge di questa o quella tinta politica) e culturale (ad es: detta mode e tendenze); è l’allevatrice della polvere.<br />
Concludendo, la tv è lo specchio deformante di una realtà deformata, e in quanto tale distorce e riflette tutti i vizi della nostra società, dunque il suo utilizzo va distillato in dosi omeopatiche, se si vuole mantere la propria originalità e indipendenza da questo perverso e tecnologico burattinaio, padrone della nostra epoca. Per una volta cerchiamo una risposta che sia nostra e libera da ogni preconcetto figlio di questa civiltà capitalista, mediatica e consumista perché le risposte uno se le deve dare da sé, su misura, cercar risposte dagli altri è come calzarsi al piede una scarpa d’altri, quelle degli altri sono scarpe scomode.</p>
<p>F.T.</p>
<p>Se ti interessa una lucida critica dell’attualità e della civiltà mediatica leggi:“Patafisica e arte del vedere”</p></div>
</div>
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		<title>In ogni minoranza intelligente c&#8217;e` una maggioranza di imbecilli</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 09:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nerocaino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cogitare Aude]]></category>

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		<description><![CDATA[In ogni minoranza intelligente c&#8217;è una maggioranza di imbecilli. (Andrè Malraux) Per essere felice, la maggior parte delle persone deve sapere di stare o di essere meglio di altre. Deve sentirsi una minoranza, una minoranza per quanto riguarda ciò che gli interessa. Una minoranza ha la Porsche, una minoranza legge Artaud, una minoranza compra i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nerocaino.wordpress.com&amp;blog=4197617&amp;post=5&amp;subd=nerocaino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://nerocaino.blogspot.com/2008/05/in-ogni-minoranza-intelligente-c-una.html">In ogni minoranza intelligente c&#8217;è una maggioranza di imbecilli. (Andrè Malraux)</a></h3>
<div class="post-body entry-content">Per essere felice, la maggior parte delle persone deve sapere di stare o di essere meglio di altre. Deve sentirsi una minoranza, una minoranza per quanto riguarda ciò che gli interessa.<br />
Una minoranza ha la Porsche, una minoranza legge Artaud, una minoranza compra i mobili da Cassina, una minoranza crede davvero in dio.<br />
Nessuna di queste è ovviamente una minoranza.<br />
Ed è qui che viene il bello. Perché tuttavia, chi ha la Porsche, legge Artaud, arreda da Cassina o crede in Dio, pensa comunque di essere, a suo modo, una minoranza. O perché ci crede davvero, o perché pensa di fare le stesse cose in modo diverso dagli altri. Per dirla con la portinaia: con personalità.</p>
<p>Questo si spiega molto semplicemente: ognuno ha una coscienza propria.<br />
Egli pensa di sentire in modo diverso da chiunque altro solamente perché, se si tira un pizzicotto, solo lui sente dolore.</p>
<p>Ognuno sente di far parte di una minoranza da cui, ovviamente, il resto del mondo (al di fuori dal pianerottolo) è escluso.</p>
<p>Oltretutto non esiste niente di così schifosamente omologante come le minoranze.<br />
In ogni sistema, per piccolo che sia, si ricrea esattamente la stessa identica struttura asfittica del sistemone. Ognuno arriva a ricoprire un ruolo che gli si è imposto in modo automatico e conforme.</p>
<p>Dovremmo concepire dunque la felicità come quella cosa che davvero ci renderebbe felici in un mondo completamente deserto. Se io domani rimanessi solo a questo mondo, che cosa mi piacerebbe?<br />
Dopo aver rubato tutte le macchine rimaste parcheggiate senza un proprietario, dopo aver mangiato qualsiasi cosa, dopo aver preso e indossato tutti i vestiti che più mi piacevano, che cosa farei dopo? Cosa mi piacerebbe?<br />
Le cose le abbiamo sempre fatte, dette, lette e viste per gli altri.<br />
Per rapportarci, per confrontarci, per essere migliori di.<br />
Ora che sarei da solo, ascolterei gli stessi dischi? Guarderei gli stessi film che vedevo quando ero inserito in una società?<br />
Ecco. Quella è la libertà. Quella che viene dopo.<br />
Fare qualsiasi cosa per nessuno. Senza alcuno scopo, senza alcuna giustificazione.</p>
<p>Il borghese è quello che compie qualsiasi azione avendo prima o dopo una giustificazione o un motivo.<br />
Questo solo definisce davvero un borghese.</p>
<p>&#8220;Se mi venisse il cancro e fossi terminale, proverei l&#8217;eroina.&#8221;</p>
<p>Eccolo lì.</p>
<p>La mancanza di giustificazione è l&#8217;unica cosa che può salvare il mondo. Tutti i mali derivano da un secondo fine. Tutti i discorsi fatti per significarne altri, tutti gli oggetti comprati per dire che, tutte le cose fatte per&#8230; e non fatte e basta, sono quelle che in realtà fanno male a noi e agli altri.</p>
<p>Ogni cosa fatta per guadagnare (soldi, stima, storia, benevolenza) è avanguardia solo per chi ci guadagna, e poteva essere fatta solo da chi l&#8217;ha fatta, anche se è abitudine dire il contrario (&#8220;Questo lo facevo anche io&#8221;).<br />
La merce di scambio è quasi sempre quella che si voleva ottenere, ma nessuna contropartita nobilita lo scopo. Mai.<br />
Avanguardia oggi non è più raggiungere il minimo numero di persone possibile già avendo in testa un&#8217;idea di nicchia comprata al supermercato. Avanguardia oggi è raggiungere il maggior numero di persone senza una giustificazione.<br />
E&#8217; la potenza del gesto.<br />
La comodità di un gesto, la scomodità di un testo.<br />
E&#8217; chiamare il mondo intero al telefono nello stesso momento e mettere giù.</p>
<p>Ema</p></div>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/nerocaino.wordpress.com/5/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/nerocaino.wordpress.com/5/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nerocaino.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nerocaino.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nerocaino.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nerocaino.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/nerocaino.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/nerocaino.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/nerocaino.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/nerocaino.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nerocaino.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nerocaino.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nerocaino.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nerocaino.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nerocaino.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nerocaino.wordpress.com/5/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nerocaino.wordpress.com&amp;blog=4197617&amp;post=5&amp;subd=nerocaino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Merica</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 09:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nerocaino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>

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		<description><![CDATA[La strada per raggiungere L.A. è larga, comoda, pubblicizzata da cartelloni ogni metro. Sprazzi di realtà sono nel fumo delle ciminiere delle enormi fabbriche in periferia, o in quella casa assediata da poliziotti armati di fucile che cercano di stanare un criminale. Alla mattina il cielo non è limpido, ma si distingue senza problemi l’insegna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nerocaino.wordpress.com&amp;blog=4197617&amp;post=3&amp;subd=nerocaino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La strada per raggiungere L.A. è larga, comoda, pubblicizzata da cartelloni ogni metro. Sprazzi di realtà sono nel fumo delle ciminiere delle enormi fabbriche in periferia, o in quella casa assediata da poliziotti armati di fucile che cercano di stanare un criminale.<br />
Alla mattina il cielo non è limpido, ma si distingue senza problemi l’insegna della terra del cinema. La downtown della città conserva i tratti messicani, ma il mercato, le danze popolari, i churros e i mariachi esistono solo per i turisti; qui i discendenti dei messicani lavorano nei fast food pagati a ore.</p>
<p>Per le strade della fabbrica americana di film destinati al successo, di fronte al teatro cinese si affolla la comunità impazzita di quelli che vivono sotto la collina più famosa del mondo. Ne vedi di tutti i generi: chi è vestito da Elvis, chi da Yoda, chiunque cerca di guadagnarsi da vivere come i nostri cari centurioni sotto il Colosseo. A calpestare il suolo impresso dei vari nomi di Clint Eastwood e Tom Cruise ci sono anche aspiranti screen-writers, ognuno con la propria storia nel cassetto, ognuno col proprio metro quadro di marciapiede e il proprio cartoncino 50&#215;20 con scritta la storia perfetta per il Johnny Depp o la Scarlett Johansonn di turno.</p>
<p>Cerchiamo riparo dal sole e un po’ di ristoro nel fast food più vicino: naturalmente all’interno ci sono gigantografie di star che campeggiano alle pareti. Entra nel ristorante un uomo in completo da businessman, fissa il volto enorme e gli enormi denti di Julia Roberts con gli occhi lucidi, poi con la mano passa un bacio dalle sue labbra umide a quelle dell’attrice coperte dal plexiglass, lasciando un alone vistoso.<br />
Sconcertato, mi giro dall’altra parte, dove un vecchio cinese si sta pulendo la bocca con due dita.<br />
A Rodeo Drive la storia è diversa: l’Italia domina in grande stile con tutte le sue firme migliori. Dolce &amp; Gabbana mette in mostra piramidi di borse leopardate, sorvegliate da manichini vestiti d’oro. Gucci ha buttafuori scimmieschi. Sfrecciano le Ferrari e le Lamborghini. E’ un’immagine difficile da togliersi dalla mente quando, giorni dopo, per le strade di San Francisco, ad ogni angolo qualcuno ti chiede l’elemosina per un tozzo di pane o una dose di eroina: chi sopravvive, e chi cerca di anestetizzarsi dal mondo. Più sincero è quel clochard al molo 19 che sul proprio cartoncino ha scritto: “Why lie? I just need a beer!”.</p>
<p>San Francisco, la città che ti accoglie con una nebbia mistica, dove le nuvole prendono la forma di grattacieli e di reticoli futuristi dei ponti stratosferici. La città dove nacque il movimento hippie, dove si svilupparono i testi della beat generation, la città più tollerante per le diversità etniche e sessuali, paradiso culturale che si snoda su e giù per le strade come un roller coaster. Se la musica più ascoltata in California è l’hip-hop, qui è l’indie-rock, genere di tendenza, e non poteva essere altrimenti in questa città che odora di vintage dalla testa ai piedi.</p>
<p>La città delle case colorate, dei ponti, è anche quella dei Levi’s, delle case vittoriane e del carcere più famoso del mondo. I negozi infinitamente grandi di Union Square si alternano al culto dell’usato in Height street, dove si trovano libri, vestiti, cd e vinili a prezzi bassissimi. Per strada i punk cedono il passo a manichini manageriali, come china town cede i propri baku di pietra alle grazie del quartiere italiano. Saltano all’occhio dei localini bohemien, che sembrano isolatissimi, ma nascondono il cuore pulsante di questa città, tra le note del sassofono di strada e gli sguardi curiosi degli sconosciuti innovatori del posto.</p>
<p>Ancora San Francisco, nella notte scura, la più europea delle città americane, eccola aprire di scatto mille occhi gialli che dall’alto fissano la strada, dove imperversano i ruggiti delle Rolls Royce; città sudata d’umori adrenalinici, nera e grigia come una Metropolis espressionista, come la Gotham City di Batman.</p>
<p>Ho dovuto abbandonare questa città per tornare alla costa, per incontrare un altro mostro bifronte; pochi chilometri di spiaggia, e da una parte troviamo Venice Beach, dove sul lungomare un tatuatore cede il posto al negozio di skate che lascia spazio a chi vende magliette ricordo che si sposta per lasciar passare il giocoliere; e la gente fuma erba, e si ascolta musica a palla. Dall’altra parte, Santa Monica, la spiaggia eletta dai surfisti per la perfezione costante e sistematica delle sue onde, dove sono tutti belli, dove hanno girato alcune scene di O.C., dove sulla Third Street viene a fare compere l’upper class costiera. Mi chiedo solo se l’una sappia dell’esistenza dell’altra.<br />
E il mare, il mare se ne frega e bagna tutti con lo stesso ardore cieco.</p>
<p><strong>Vinnie</strong></p>
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